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Il CBD come potente antibiotico in grado di ucciderete alcuni batteri resistenti. La scoperta arriva dall’Australia, dove i ricercatori della University of Queensland insieme alla società Botanix Pharmaceuticals Ltd hanno sperimentato il cannabidiolo e riscontrato effetti di miglioramento in alcuni batteri difficili da combattere con i medicinali tradizionali. La ricerca non è ancora stata pubblicata ma i risultati sono stati presentati nel corso del congresso annuale dell’American Society for Microbiology a San Francisco.

CBD COME ANTIBIOTICO: I RISULTATI DEL TEST

Guidati dal capo-ricercatore Mark Blaskovich, gli scienziati hanno verificato che il CBD è in grado di sconfiggere batteri resistenti della famiglia dei Gram-positivi, come lo stafilococco aureo (che causa anche la polmonite) e l’enterococco faecalis (responsabile di infezioni alle vie urinarie). Essi sono difficili da trattare e, solitamente, i pazienti che ne sono affetti usano medicinali come la penicillina la meticillina. Ebbene applicando il CBD, il gruppo ricerca ha rilevato miglioramenti curativi. Infatti oltre a neutralizzare i pericolosi batteri ha distrutto anche la biopellicola dei microrganismi che, con i medicinali tradizionali, è difficile da eliminare. Rispetto ai normali antibiotici poi il cannabidiolo si è dimostrato efficace anche nei successivi 20 giorni, quando i batteri possono opporre resistenza“Dati gli effetti antinfiammatori documentati dal cannabidiolo, i dati esistenti sulla sicurezza nell’uomo e il potenziale per varie vie di consegna, è un nuovo antibiotico promettente che merita ulteriori indagini”, ha affermato Blaskovich. “La combinazione delle attività antimicrobica e infiammatoria nelle infezioni-ha spiegato- rendono il cannabidiolo particolarmente interessante”. Però non è possibile affermare con certezza l’efficacia del trattamento, dato che è stato applicato solo localmente sopra delle infezioni cutanee di un campione di topi.

GLI ULTIMI STUDI SULLA CANNABIS TERAPEUTICA

Non è la prima volta che si fanno esperimenti per testare la capacità antibatterica della cannabis. Già nel 2008 uno studio firmato dal Crea-Cin di Rovigo,  dall’Università del Piemonte Orientale di Novara e dalla School of Pharmacy di Londra, evidenziò che i cannabinoidi sono in grado di annientare i batteri dello stafilocco. Fra le ricerche recenti sulla cannabis, quella dell’Università del Quennsland si è dimostrata una delle più innovative dato che ha trattato il tema dei batteri. Per la comunità scientifica  rappresenta un passo avanti con promettenti sbocchi.

Quali sono le differenze tra CBD e CBG?

Nonostante prenda origine dal CBGA, il CBD è completamente distinto dal CBG sia nella struttura chimica, sia nella sua concentrazione all’interno delle piante di cannabis.

Poiché si trova nel materiale vegetale essiccato soltanto in tracce, è solo di recente che i produttori hanno iniziato a concentrarsi maggiormente sull’ottimizzazione dei livelli di CBG in prodotti come oli, integratori e pomate al CBD.

Il Cannabigerolo (CBG) è uno dei cannabinoidi non psicoattivi prodotti dalla cannabis. Al pari del cannabidiolo (CBD), il CBG non è stato inserito nella Convenzione sulle sostanze psciotrope stipulata a Vinna nel 1971. La ricerca ha evidenziato che il CBG può avere  effetti positivi sulla salute dell’essere umano.
Ricerche mediche in corso:
  • Ansia e Tensione muscolare: Il CBG inibisce il neurotrasmettitore GABA (acido gamma-amminobutirrico) provocando una diminuizione dello stato d’ansia e di paranoia e una riduzione della tensione muscolare associata a diverse patologie;
  • Trattamento del glaucoma: al pari di altri cannabinoidi, contribusice a ridurre la pressione intraoculare aumentando il drenaggio del fluido dell’occhio;
  • Trattamento delle malattie infiammatorie intestinali: il CBG possiede forti proprietà anti-infiammatorie ed analgesiche benefiche per le malattie infiammatore intestinali croniche come il morbo Crohn;
  • Antidepressivo: gli studi suggeriscono che il CBG ha proprietà antidepressive ed analgesiche con effetti potenzialmente antidolorifici e migliorativi dell’umore;
  • Effetti anti-nausea e anti-emetico: prove eseguite su ratti da laboratorio hanno evidenziato che il CBG ha un effetto anti-nausea e antiemetico;
  • Proprietà antitumorali: recenti studi hanno evidenziato che il CBG aiuta ad inibire la crescita delle cellule cancerogene, in particolare nei casi di tumore al colon, alla prostata, alla pelle e al seno;
  • Proprietà neuroprotettive: il CBG è un promettente agente terapeutico nei disturbi associati al sistema nervoso centrale come l’epilessia, la malattia di Huntington. Azioni terapeutiche potenzialmente promettenti anche nel  trattamento della sclerosi multipla e del comportamento ossessivo-compulsivo;
  • Proprietà antifungine e antimicrobiche: è noto da tempo che il CBG, come la maggior parte dei principali cannabinoidi, presenta proprietà antifungine e antimicrobiche;
  • Trattamento della psoriasi: il CBG inibisce la proliferazione dei cheratinociti, azione utile nel trattamento della psoriasi ;
  • Trattamento delle disfunzioni vescicali: il CBG risulta essere il cannabinoide più efficace per il trattamento delle disfunzioni della vescica, in particolare nella riduzione delle contrazioni vescicali .

 

È recentissima, datata due giorni fa, la notizia pubblicata dai quotidiani inerente uno dei tanti studi in atto sulla ricerca delle azioni antinfiammatorie e antivirali della cannabis.
Precedenti ricerche, iniziate quasi in concomitanza alla pandemia da coronavirus, ne hanno da subito dimostrato una POTENTISSIMA duplice azione anti-SARS-CoV2 / anti-covid19: trattasi di quella antinfiammatoria e antivirale!

La cannabis uccide le proteine utilizzate dai virus per replicarsi e vivere nel nostro organismo, stimola la produzione di fattori antivirali specifici (interferone gamma, che blocca la fase della replicazione delle cellule virali), e contrasta anche i principali fattori infiammatori prodotti dal nostro organismo durante la tempesta citochinica innescata dal sistema immunitario (necessaria valvola di sfogo del corpo, ma che quando eccessivamente iperattivata favorisce l’indebolimento dello stesso sistema immunitario)!

Diverse e numerosissime sostanze isolate dai fiori e dalle foglie di cannabis esplicano tale duplice azione, come il THC, il cbd e i terpeni, ma, grazie ad un lavoro del Medical College of Georgia (e pubblicato sulla rivista scientifica Cannabis Research) possiamo, ed anzi, dobbiamo aggiungervi un altro composto del fitocomplesso: il cbc o cannabichromene.

CBC – Cannabichromene

Il cannabichromene (scoperto nel 1966) è uno dei sei principali cannabinoidi ed è il terzo per importanza (dopo THC e cbd, e prima del cbg). È responsabile degli effetti antinfiammatori e antivirali della cannabis e ne amplifica l’azione analgesica.

  • Non possiede, esattamente come il cbd e il cbg, attività psicotropa, ma solo ANTIDEPRESSIVA tramite la forte ibizione dell’ assorbimento dell’AEA (De Petrocellis et al., 2011).
  • Come altri cannabinoidi, concorre nello stimolare la neurogenesi (vedasi studi del 2013)
  • Esercita azione analgesica, interagendo direttamente con i recettori endocannabinoidi presenti in tutto il ns corpo, i CB1 e i CB2. Si lega tuttavia anche ad altri recettori, in particolare TRPA1 e TRPV1. Questi canali neuronali sono costituita da recettoriale cannbinoidi come il Sistema Endocannabinoide (ECS), e collegano tutto il corpo svolgendo un ruolo chiave nella trasmissione dei segnali di dolore e infiammazione (Davis and Hatoum 1983).
  • Le azioni ANTINFIAMMATORIE del cbc sono note dal 1980 (Wirth et al.).
  • Lo studio del 1982 (ElSohly et al.,1982) ne ha rivelato le azioni antibiotiche e antifungine.
  • Nel 2006, un altro studio (Ligresti et al.) ne ha evidenziato il poter anticancerogeno e la citotossicità su diverse linee cellulari tumorali.
  • Il CBC è anche un ottimo ANTIBATTERICO (sia su batteri GRAM positivi sia su quelli GRAM negativi).
  • Il CBC riduce l’intossicazione da THC (Hatoum 1981).

La produzione di CBC è massima nei primi cicli vegetativi della pianta, entro i 3-4 mesi, prima della fioritura.
L’unica azienda del nord Italia che raccoglie foglie di cannabis light in prefioritura è EmilCanapa OpenSource.

Esiste anche l’integratore specifico di cbc, prodotto dalla Canvory – natural freedom, che potete aggiungere ai fitoestratti di cannabis, sia light, sia farmaceutica per potenziarne la titolazione. Le varietà farmaceutiche, infatti, vedasi il Bediol, ne contengono solo tracce

Il CBD può aiutare a evitare la distruzione polmonare da COVID-19

Il cannabidiolo, o CBD, può aiutare a ridurre la tempesta di citochine e l’eccessiva infiammazione polmonare che sta uccidendo molti pazienti con COVID-19, secondo quanto affermano i ricercatori.

Mentre sono necessari ulteriori lavori, inclusi studi clinici per determinare il dosaggio e i tempi ottimali, prima che il CBD diventi parte del trattamento per COVID-19, i ricercatori del Dental College of Georgia e del Medical College of Georgia hanno prove preliminari che potrebbero aiutare i pazienti a mlimitare le difficoltà respiratorie evitando interventi estremi come la ventilazione meccanica e la morte per sindrome da distress respiratorio acuto.

“L’ARDS è un killer importante nei casi gravi di alcune infezioni virali respiratorie, inclusa la sindrome respiratoria acuta grave da Coronavirus 2 (SARS-CoV-2) e abbiamo urgente bisogno di migliori strategie di intervento e trattamento”, afferma il dott. Babak Baban, immunologo e decano associato ad interim per la ricerca presso DCG e corrispondente autore dello studio sulla rivista Cannabis and Cannabinoid Research .

Gli studi di laboratorio indicano che il CBD puro può aiutare i polmoni a riprendersi dall’infiammazione schiacciante o dalla tempesta di citochine, causata dal virus COVID-19 , e ripristinare i livelli di ossigeno più salutari nel corpo, afferma il co-autore Dr. Jack Yu, medico-scienziato e capo della chirurgia plastica pediatrica presso MCG.

Cbd e limitazione del danno polmonare

Le loro scoperte sul CBD sono state rese possibili dall’ulteriore scoperta di un modello sicuro e relativamente economico per limitare il danno polmonare causato dall’ARDS. Il lavoro sul virus stesso è limitato a una manciata di laboratori nella nazione in grado di gestire in modo sicuro il virus altamente contagioso e il loro approccio recentemente riportato apre ulteriori porte per lo studio di SARS-CoV-2.

Il loro modello, che sfrutta l’ampia e unica struttura genetica del nuovo coronavirus, ha prodotto sintomi classici di ARDS come la schiacciante, distruttiva risposta immunitaria, quindi il CBD ha significativamente ridimensionato gli indicatori classici dell’eccesso, come le citochine che favoriscono l’infiammazione mentre migliorava i livelli di ossigeno nel sangue e ha permesso ai polmoni di riprendersi dal danno strutturale.

Un grave problema con il SARS-CoV-2 è invece di uccidere solo il virus, con la risposta immunitaria esagerata può disabilitare rapidamente i polmoni, trasformandoli in un luogo in cui viene replicato il virus, piuttosto che in un luogo che rende disponibile ossigeno per i nostri corpi ed elimina i gas potenzialmente dannosi come l’anidride carbonica.

I ventilatori meccanici possono assumere queste funzioni vitali per un po ‘e consentire alle persone in condizioni critiche di usare meno energia per respirare e avere più energia per combattere le infezioni, mentre idealmente i polmoni si riprendono dall’assalto. Tuttavia, l’evidenza suggerisce che il 30-50% dei pazienti che arrivano al punto di ventilazione meccanica, non sopravvivono.

Il cannabidiolo inverte la condizione di infiammazione polmonare

In effetti, dicono gli specialisti che sia i sintomi clinici che i cambiamenti polmonari fisici derivanti dall’ARDS sono stati invertiti con il trattamento con CBD.

Il loro modello è stato creato con l’aiuto di un analogo sintetico di RNA a doppio filamento chiamato POLY (I: C). Nell’uomo, il nostro DNA a doppio filamento contiene le nostre informazioni genetiche e il nostro RNA a singolo filamento esegue le istruzioni del nostro DNA per produrre determinate proteine. Nella famiglia dei coronavirus, l’RNA a doppio filamento trasporta il materiale genetico necessario per riprodurre i virus e dirotta il meccanismo cellulare del nostro corpo per farlo, dice Baban.

“L’istinto naturale del virus è quello di moltiplicarsi il più velocemente possibile”, afferma Baban. “Si intreccia con il nostro DNA per fare in modo che la cellula produca cibo e tutto ciò di cui ha bisogno.” I virus tendono anche ad avere un tessuto o tessuti che preferiscono – alcuni possono e vanno ovunque – e per SARS-CoV-2, i polmoni sono in cima alla lista“.

I nostri corpi non sono abituati a questo RNA a doppio filamento, quindi, come il virus, POLY (I: C) ottiene l’attenzione immediata ed estrema di una famiglia di recettori che aiutano il nostro corpo a riconoscere gli invasori come un virus e attivare la nostra risposta immunitaria innata in prima linea.

Il CBD ha rapidamente migliorato i sintomi clinici, quindi in seguito studi dettagliati sui polmoni hanno mostrato danni alla loro struttura, come la crescita eccessiva dei tessuti, le cicatrici e il gonfiore, anch’essi completamente o parzialmente risolti. I loro prossimi passi includono studi simili su altri organi colpiti da COVID-19 tra cui l’intestino, il cuore e il cervello, dice Baban.

Fonte citata: ultimissimo studio del Medical College riportato su Cannabis Research (e citato ieri dal quotidiano La Repubblica che ha fatto confusione tra CBD e CBC!)

Guida Completa alla Germinazione dei Semi di Cannabis

La germinazione del seme è una delle fasi più importanti, è quella che determinerà la salute nella fase iniziale della pianta.

Prima di iniziare questo percorso bisogna conoscere bene le 3 fasi di crescita:

  1. Germinazione
  2. Vegetazione
  3. Fioritura

L’ARTE DI FAR GERMOGLIARE I SEMI DI CANNABIS

Spesso si dà per scontato che la fase di fioritura e quella vegetativa siano i momenti più critici del ciclo vitale della pianta di cannabis. Tuttavia, anche durante la germinazione il rischio di fallimento è elevato, soprattutto se non si calcolano accuratamente le tempistiche. Offrendo ai vostri semi di cannabis il miglior inizio possibile, sarete sicuri di ottenere piante sane, robuste e produttive.

Esistono vari modi per far germogliare i piccoli e fragili semi di cannabis. Tutte le tecniche offrono diverse probabilità di successo, e racchiudono vantaggi e svantaggi. È importante tenere presente che, pur possedendo una certa esperienza nella coltivazione, ed utilizzando attrezzatura di prima scelta, è comunque possibile che alcuni semi non germoglino correttamente.
Questo rischio di insuccesso è perfettamente naturale, poiché i semi sono esseri viventi.

ELEMENTI DA CONTROLLARE SUI SEMI DI CANNABIS

Indipendentemente da dove acquistate i semi, vi consigliamo di procedere ad una leggera (e delicata) ispezione prima di piantarli nel terreno. Generalmente, tutti i semi germogliano. Ma i semi di qualità scadente generano piante più deboli. Purtroppo, si tratta di un fattore che potrete verificare solo quando la pianta entra in fase vegetativa e in fase di fioritura.

 

NELLA GERMINAZIONE LA TEMPERATURA RICOPRE UN RUOLO FONDAMENTALE

Ora procediamo con la spiegazione dei vari metodi di germinazione, ma prima è importante creare un ambiente che segua certe specifiche, considerando che la corretta temperatura e l’umidità sono essenziali per un risultato soddisfacente

• La temperatura ideale è tra 22° e 25°C
• L’ambiente di coltivazione dovrebbe essere umido, ma mai bagnato
• L’intervallo di umidità relativa ideale è tra 70% e 90%
• I semi prediligono la luce fluorescente (bianca fredda codice 33)
• Cercare di manipolare il meno possibile i semi
• In coltivazioni idroponiche/su lana di roccia, il pH ideale è tra 5,8 e 6,2

 

LA SCELTA DEL METODO DI GERMINAZIONE

TECNICA DEL BICCHIERE D’ACQUA

Questo è uno dei metodi meno efficaci, ma comunque valido. Si tratta di una tecnica semplicissima, spesso utilizzata dai coltivatori principianti. Occorre riempire per metà un bicchiere con acqua alla temperatura di circa 22°C.

Dopo 3–5 giorni il seme inizierà a svilupparsi, e dovrebbero apparire le prime radici bianche e sottili. Quando esse raggiungono i 2–3mm di lunghezza, estrarre con cautela il seme dall’acqua e trasferirlo su un vaso riempito di terriccio.

Scavare delle piccole buche sul terreno (profonde circa 10–15mm) e collocarvi all’interno i semi germogliati. Dopo aver posizionato i semi, installare una luce fluorescente a 13–15cm di distanza, per favorire la crescita della piantina. Evitate di somministrare acqua in eccesso ai semi appena sviluppati. Usate un nebulizzatore per creare un ambiente umido ma non bagnato.

TECNICA DEL BICCHIERE D'ACQUA

TECNICA DEL TOVAGLIOLO DI CARTA INUMIDITO

Questo è probabilmente il metodo più utilizzato. La tecnica del tovagliolo inumidito presenta numerose varianti. Alcuni coltivatori utilizzano batuffoli di cotone o carta assorbente. In questa guida useremo il tovagliolo di carta, poiché è facilmente reperibile e trattiene bene l’umidità.

Stendete un tovagliolo di carta da cucina inumidito su una superficie piana. Depositate i semi, distanziandoli di alcuni centimetri gli uni dagli altri. Poi, copriteli con un secondo tovagliolo di carta. Entrambi i tovaglioli devono essere umidi, ma non bagnati. Quando le estremità bianche delle radici raggiungono i 2–3mm, trasferite (con delicatezza) i semi nei vasi. Per la piantumazione, seguite la procedura descritta in precedenza.

TECNICA DEL TOVAGLIOLO DI CARTA INUMIDITO

STARTER KIT ROYAL QUEEN SEEDS

Ovviamente, esiste un metodo molto più semplice per far germogliare i semi. Perfetto per i principianti, lo starter kit i di Royal Queen Seeds è dotato di tutto l’occorrente per avviare la vostra prossima piantagione.

Lo Starter Kit di Royal Queen Seeds contiene:

  • 20x vasi da germinazione Easy-Start
  • 1x confezione di Bacto

1. Rimuovere delicatamente la pellicola sul retro della confezione, estrarre i semi e collocarli in un recipiente asciutto.

2. Avrete bisogno di un contenitore basso, sufficientemente largo da contenere il vassoio per la germinazione. Riempite il contenitore con un litro di acqua tiepida (22–25°C). Versate all’interno l’intero pacchetto di enzima Bacto. Fate sciogliere completamente il prodotto, poi inserite in ammollo il vassoio per la germinazione. Il vassoio deve essere immerso soltanto per 5–10 secondi. Dopo aver messo a bagno il vassoio, conservate il liquido.

3. Dopo aver rimosso il vassio dal contenitore, formate un buco di 10–15mm in ogni vaso e trasferite con cura i vostri semi dal recipiente asciutto ai buchi. Ricordate, un seme per ciascun vaso.

6. Controllate i livelli di acqua nel vostro starter kit almeno una volta al giorno. L’obiettivo è mantenere un livello costante. Dopo 1–7 giorni, i semi dovrebbero germogliare, e sviluppare alcune foglioline. Quando la piantina è alta 3mm, trasferitela nel substrato di coltivazione finale.

PIANTARE I SEMI DIRETTAMENTE NEL TERRENO

Piantando direttamente nel terreno, eviterete di maneggiare e spostare i semi quando sono ancora fragili e delicati. La prima radice a fittone è ricoperta da filamenti microscopici, facilmente danneggiabili. Il metodo del bicchiere d’acqua e quello del tovagliolo di carta espongono il seme a fluttuazioni di temperatura. Pertanto, piantare direttamente nel terreno è una soluzione molto più sicura.

Prima di tutto riempite i vasi con terriccio di prima scelta, precedentemente immerso nell’acqua. Molti coltivatori preferiscono addizionare l’acqua con un prodotto che stimola la crescita delle radici. Create un foro profondo 10–15mm. Questa sarà la nuova dimora del vostro seme. Estraete il seme dalla confezione, e collocatelo nel foro.
Ricoprite il seme con il terriccio, facendo attenzione a non comprimerlo eccessivamente. Le radici penetrerebbero nel terreno compattato con maggiore difficoltà, rallentando la crescita della pianta. Nebulizzate la sommità del terreno, in modo che mantenga la giusta umidità.

Se non volete immergere in acqua il terriccio, potete usare un nebulizzatore per inumidire i fori, prima di piantare i semi. Con un livello adeguato di umidità, le radici dovrebbero svilupparsi ugualmente.

I vasi per la germinazione dovrebbero essere tenuti in un ambiente umido, alla temperatura descritta precedentemente. Dopo 4–10 giorni, dovrebbero apparire i primi germogli, mentre le radici continueranno a svilupparsi sotto la superficie. A questo punto la pianta e il terreno possono essere trasferiti in un vaso più grande, dove inizierà la vera e propria coltivazione.

PIANTARE I SEMI DIRETTAMENTE NEL TERRENO

USARE CUBI IN LANA DI ROCCIA

Mantenere una temperatura ideale (tra 22 e 25°C), ed un giusto livello di umidità può essere complicato. Lasciare i semi in un ambiente esterno o su un davanzale non è la scelta migliore; un armadietto a clima controllato fai-da-te farebbe un lavoro sicuramente migliore. Un tappetino riscaldato è l’ideale per mantenere una temperatura costante, ma non risolve il problema dell’umidità.

Dovreste quindi investire nell’acquisto di particolari attrezzature ma, usando i cubetti in lana di roccia, potete creare un ambiente perfetto per la germinazione dei semi di cannabis. Immergete in acqua i cubetti, come fareste con il normale terriccio. La lana di roccia trattiene l’umidità e soddisfa il fabbisogno di acqua della pianta, nelle prime fasi della germinazione. Dopo aver immerso i cubetti, incollateli ad un vassoio di plastica. I vassoi grandi da pasticceria sono perfetti per questo scopo.

La cupola del contenitore di plastica crea un micro-clima tropicale, ideale per i semi. Inserendo tutti i componenti in un armadietto a temperatura controllata, avrete a disposizione una fonte di umidità che si auto-alimenta. Non ci sarà alcun bisogno di maneggiare i semi fin quando diventeranno piccole piantine pronte ad essere trasferite nel substrato di coltivazione definitivo. Usando la tecnica dei cubetti in lana di roccia, i vostri semi dovrebbero germogliare nel giro di uno o due giorni.

Due o tre settimane dopo la germinazione, le vostre giovani piantine dovrebbero essere pronte per la loro nuova casa. A questo punto avrete due opzioni: trapiantarle in vasi con terriccio o affrontare la sfida della coltivazione idroponica. Saprete quando le vostre piantine saranno pronte per essere trasferite nel momento in cui il loro apparato radicale inizierà a fuoriuscire dal fondo dei cubetti di lana di roccia. Finché non avranno iniziato a circondare la metà inferiore del cubetto di lana di roccia, le radici continueranno a cercare acqua e sostanze nutritive nel loro nuovo ambiente e a crescere verso il basso.

USARE CUBI IN LANA DI ROCCIA

 

 

SEMI SOTTOSOPRA

Niente paura. Ove possibile, le radici di una pianta cresceranno sempre verso il basso. Non è necessario provare a riposizionare il seme con le dita. Questa è una fase cruciale della vita della pianta, e disturbare il seme in questo stadio è più dannoso che benefico. Generalmente, ciò che emerge in superficie non è una radice, ma il fusto della pianta di cannabis.

Se non siete ancora sicuri, aspettate qualche giorno e vedrete comparire le prime foglioline (cotiledoni). Se tutte le esigenze del seme sono state soddisfatte, il germoglio riuscirà a crescere correttamente. In ogni caso la soluzione migliore è mantenere la calma. Seguite le nostre “regole d’oro”, e le vostre giovani piantine saranno pronte per essere trasferite nei vasi più grandi in men che non si dica.

SEMI SOTTOSOPRA

 

 

È un con eccitazione e angustia che passiamo allo stadio successivo della analisi sulla cannabis, sperando di sbloccare il potenziale terapeutico della pianta senza lasciare che Big Pharma raccolga tutti i profitti.

La regolarizzazione canadese della cannabis, che dal 17 ottobre è entrata in vigore, ha posto fine a molte gravose restrizioni alla ricerca, lasciando il governo federale desideroso di fornire sovvenzioni per stimolare studi promettenti.

E, questo agosto, la Drug Enforcement Administration statunitense ha fatto passi avanti per aumentare drasticamente la quantità di cannabis legalmente coltivata per scopi di ricerca negli Stati Uniti. Non a caso, pochi mesi dopo, il Centro nazionale per la salute complementare e integrativa ha annunciato uno studio su vasta scala finanziato dai federali sui terpeni e “cannabinoidi minori”, una categoria che include composti nella pianta di cannabis che potrebbero essere medicinali oltre al THC.

Nel frattempo, lo scorso anno ha prodotto alcune delle ricerche più promettenti ad oggi sulla cannabis come trattamento per una vasta gamma di disturbi gravi.

Ecco i 10 studi principali del 2018 – senza alcun ordine particolare.

La Cannabis in modo sicuro ed efficacemente fornisce sollievo dal dolore per gli anziani

A detta di tutti, i 65 anni di età sono la fascia demografica in più rapida crescita dei consumatori di cannabis, ma gli anziani continuano a rimanere il principale blocco di voto contro la legalizzazione.

Spesso scoprire che gli altri anziani traggono beneficio dalla cannabis è la chiave per cambiare la loro opinione. Quindi, se hai un nonno che è sul recinto, sentir parlare di uno studio pubblicato nel febbraio 2018 sull’European Journal of Internal Medicine potrebbe dare loro la spintarella di cui hanno bisogno per prendere in considerazione la possibilità di provare la cannabis, o almeno per convenire che dovrebbe essere legale per altri.

Nello studio, oltre 900 anziani israeliani (il 75% dei quali non aveva precedenti con il consumo di cannabis) hanno usato cannabis per almeno sei mesi, con il 93% dei pazienti che ha riferito che la cannabis ha migliorato i sintomi, in particolare chi soffre di dolore cronico, che in media ha riferito che la cannabis ha ridotto il dolore da un 8 (su una scala da 10) a un 4.

La cannabis migliora il sollievo dal dolore degli oppioidi

Chi si oppone alla cannabis continua a ricorrere alla lunga screditata “teoria delle porte” per sostenere che la legalizzazione porterà gli utenti su una china scivolosa verso farmaci più pericolosi. Mentre quelli a favore della legalizzazione puntano a una pletora di dati che indicano esattamente l’opposto , come uno studio del novembre 2018 che mostrava che i dispensari di cannabis riducevano significativamente il numero di overdose da oppioidi nelle loro immediate vicinanze.

Ciò che è meno spesso compreso, tuttavia, è che la cannabis può essere combinata con oppioidi prescritti per creare un effetto sinergico. Uno studio pubblicato nel febbraio 2018 su Neuropsychopharmacology ha mostrato che in uno studio in doppio cieco, controllato verso placebo, “i cannabinoidi combinati con oppioidi producono effetti anti-nocicettivi sinergici, In altre parole, aggiungendo la cannabis al loro piano di trattamento, i pazienti con dolore possono ottenere la stessa quantità di sollievo da piccole dosi di oppioidi, riducendo così la dipendenza e altri potenziali danni.

Il CBD ha un effetto antidepressivo profondo nei roditori

Il Cannabidiol (CBD) è passato dall’essere oscuro alla moda in pochi anni, una storia che continua a svolgersi mentre il futuro status giuridico del composto è oggetto di accesi dibattiti. Meglio conosciuto come componente chiave dell’olio di cannabis somministrato ai bambini con la sindrome di Dravet e altri gravi disturbi convulsivi, il CBD ha anche dimostrato proprietà antidolorifiche e antinfiammatorie.

E ora, secondo uno studio pubblicato su Molecular Neurobiology , potremmo presto aggiungere antidepressivo alla lista. I ricercatori brasiliani che lavorano con i roditori hanno notato che il CBD ha ridotto i comportamenti associati alla depressione dopo una singola dose, miglioramento che è durato un’intera settimana dopo il trattamento.

La cannabis migliora il sesso

In un articolo del 2010 , Psychology Today ha esaminato quali dati limitati esistono sulla cannabis e la libido e ha stabilito che mentre “gli effetti sessuali di tutti gli altri alcolici alteranti l’umore, anfetamine, antidepressivi, cocaina, narcotici sono ben documentati, abbastanza coerenti, e non particolarmente controversi … stranamente, gli effetti sessuali della marijuana sono altamente imprevedibili, dal forte inibitore del sesso al forte potenziamento del sesso. “

Tre nuovi studi pubblicati nel 2018 hanno notevolmente ampliato le nostre conoscenze da allora, e tutti puntano alla cannabis per migliorare il piacere sessuale e aumentare la frequenza sessuale.

I primi due studi, condotti da ricercatori dell’Università di St. Louis nel Missouri, hanno intervistato centinaia di donne e hanno scoperto che tra coloro che avevano usato la cannabis immediatamente prima del sesso, il 3% lo definiva come fine del sesso, il 65% lo chiamava miglioramento, 23% ha detto che non ha fatto differenza, e il 9% non ha espresso alcuna opinione.

Nello studio finale, i ricercatori della Stanford University hanno estratto dati su decine di migliaia di adulti americani presi dalla National Survey of Family Growth, e hanno rilevato che rispetto agli astensionisti, gli uomini che hanno consumato cannabis hanno riferito il 22% in più di sesso e le donne hanno riferito il 34% più, con frequenza sessuale ancora più alta tra coloro che hanno usato cannabis più di una volta alla settimana.

Il CBD può aiutare a trattare la dipendenza da metamfetamina

Mentre sono stati fatti molti studi per determinare il potenziale della cannabis per ridurre il danno dell’attuale epidemia di oppiacei, c’è anche una crescente spinta per riconoscere che la cannabis potrebbe svolgere un ruolo positivo nel recupero da ogni tipo di dipendenza, sia come una terapia sostitutiva per frenare le voglie, o come un modo sicuro e naturale per affrontare i sintomi del ritiro.

Ricercatori dell’Università di Sidney e Macquarie in Australia nel settembre 2018 hanno pubblicato uno studio che ha scoperto che il cannabidiolo (CBD) in dosi di 80 mg per chilogrammo di peso corporeo riduceva la motivazione dei ratti “all’autosomministrazione di metanfetamina e ricaduta nella metamfetamina. “

Questo è stato il primo studio a guardare in modo specifico alla dipendenza da meth, e si unisce alla recente ricerca che mostra risultati altrettanto positivi per la cannabis come un potenziale trattamento per la dipendenza da oppiacei e di tabacco .

Studio: i recettori dei cannabinoidi rappresentano un obiettivo promettente per il trattamento del comportamento suicidario

Targeting dei recettori cannabinoidi del corpo fornisce un “target promettenti” per il trattamento del comportamento suicidario, secondo un nuovo studio pubblicato da Current Psychiatry Reports.

Essi concludono che ” i  recettori dei cannabinoidi , in particolare i recettori CB 1  , possono diventare obiettivi promettenti per lo sviluppo di nuovi strumenti terapeutici per il trattamento dell’SB”. La marijuana ed i suoi cannabinoidi sono un bersaglio naturale e attivatore dei recettori cannabinoidi del corpo.

 

Studio: i cannabinoidi possono inibire la crescita tumorale nel triplo tumore al seno negativo

Secondo un nuovo studio pubblicato dalla rivista  Photodiagnosis e Photodynamic Therapy , i cannabinoidi possono inibire la crescita del tumore nel carcinoma mammario triplo negativo (il più difficile da trattare tra i tumori al seno).

Lo studio conclude; “Questo approccio di terapia combinatoria offre nuove opportunità per trattare il TNBC con elevata efficacia. Inoltre, questo studio fornisce nuove prove sul potenziale terapeutico degli agonisti CB 2 R per il cancro.

Studio: l’uso di marijuana a lungo termine non aumenta il rischio di una funzione polmonare avversa, può ridurre il rischio di enfisema

L’uso a lungo termine della marijuana non è associato a una diminuzione della funzionalità polmonare e può ridurre il rischio di enfisema, secondo un nuovo studio pubblicato dalla rivista  Chronic Ostructive Pulmonary Diseases .

Per lo studio, i ricercatori hanno esaminato la relazione tra l’uso a lungo termine della marijuana e la salute polmonare in 2.300 pazienti di età compresa tra 40 e 80 anni.

Secondo i ricercatori; “Né l’uso corrente né quello precedente della marijuana sono stati associati ad un aumento del rischio di tosse, respiro sibilante o bronchite cronica rispetto ai non utilizzatori di marijuana” anzi è stato riscontrato tra gli utilizzatori una percentuale più bassa di persone soggette ad enfisemi.

In accordo con altri studi pubblicati, i ricercatori “non hanno scoperto che l’uso di marijuana era associato a una malattia polmonare più ostruttiva”. È stato condotto da ricercatori delle seguenti istituzioni:

 

  1. National Jewish Health, Denver, Colorado
  2. Dipartimento di Epidemiologia, Colorado School of Public Health, Università del Colorado Anschutz Medical Campus, Aurora
  3. Divisione di medicina polmonare e terapia intensiva, David Geffen School of Medicine, Università della California a Los Angeles
  4. Divisione di polmonare, terapia intensiva, sonno e allergie, Dipartimento di Medicina e Cardiovascular Research Institute, Università della California a San Francisco, Scuola di Medicina, San Francisco
  5. Dipartimenti di Radiologia, Medicina e Ingegneria Biomedica, Università dell’Iowa, Iowa City
  6. Centro di scienze della salute dell’Università dello Utah, Salt Lake City
  7. Dipartimento di Biostatics and Informatics, Colorado School of Public Health, Università del Colorado Anschutz Medical Campus, Aurora
  8. Divisione di malattie polmonari e medicina di cura critica, Università della Carolina del Nord a Chapel Hill
  9. Columbia University, Division of General Medicine, New York, New York
  10. Sistema sanitario dell’Università del Michigan, Ann Arbor
  11. Università Johns Hopkins, Baltimora, Maryland

 

Un nuovo studio dimostra che l’uso di cannabis non danneggia la fertilità umana

Il consumo di cannabis  non ha un impatto negativo sulla fertilità maschile o femminile, secondo un nuovo studio.

Lo studio , intitolato  Uso della marijuana e fecondabilità in uno studio di coorte preconcezionale nordamericano, è stato pubblicato dal  Journal of Epidemiology and Community Health e pubblicato online dal National Institute of Health degli Stati Uniti . È stato condotto da ricercatori  della School of Public Health della Boston University.

Dopo aver analizzato i dati, i ricercatori hanno scoperto che; “In questo studio di coorte preconcetto, c’era poca associazione generale tra uso di marijuana femminile e maschile e fecondabilità”.

 

Studio: legalizzazione della cannabis associata alla riduzione del crimine, dei farmaci e dell’alcool

La legalizzazione della marijuana è associata a una riduzione della criminalità, nonché all’uso di droghe e alcol, secondo un nuovo studio pubblicato dal  Journal of Economic Behavior & Organization .

“Le prime prove sono fornite dal fatto che la legalizzazione del mercato della cannabis negli Stati Uniti sta inducendo una caduta del crimine”, afferma l’abstract dello studio. “Sfruttiamo la legalizzazione scaglionata della marijuana ricreativa attuata dagli Stati limitrofi di Washington (fine 2012) e Oregon (fine 2014). Combinando le differenze di differenza a livello di contea e i progetti di discontinuità di regressione spaziale, riteniamo che la politica abbia causato una significativa riduzione degli stupri e dei crimini di proprietà nella parte di Washington del confine nel 2013-2014 rispetto al lato dell’Oregon e rispetto al pre anni di legalizzazione 2010-2012.

I ricercatori hanno scoperto che la legalizzazione “ha anche aumentato il consumo di marijuana e ridotto il consumo di altre droghe e di alcol. ”